venerdì 31 ottobre 2008

"Facciamo la differenza": siamo in tanti!

http://www.facciamoladifferenza.it/2008/10/29/differenziare-una-priorita-per-tutti/#comment-46

Continua l'azione di controinformazione e di democrazia sul sito "Facciamo la differenza" con cui il presidente della regione Lazio Marrazzo e il telegeologo Mario Tozzi vogliono convincere i cittadini del Lazio a fare la raccolta differenziata, salvo poi costruire megainceneritori abusivi come quello di Albano Laziale.

Sommergiamoli di informazioni positive sulla politica "rifiuti zero", sulle Tre R, sulle alternative non inquinanti e non nocive agli inceneritori: facciamoli uscire dal loro Medioevo!

Interviene nei commenti il signor Umberto di Albano Laziale:

Umberto scrive:

Buondi, mi chiamo Umberto e vivo ad Albano Laziale località MONTE SAVELLO.
Ho, ed ho fatto votare alle persone a me care il candidato alla presidenza della regione il sig. Marrazzo perche mi aveva dato fiducia nel risolvere problemi.
Nelle trasmissioni che conduceva, stava sempre dalla parte dei più deboli, di coloro che non avevano avuto giustizia. Era il nostro difensore civico, era colui che si batteva con caparbietà per le cause giuste, salute, legalità, ambiente. Quando vinse la campagna elettorale, in qualche modo vinsi anche io.
Oramai a distanza di tempo dato il suo comportamento politico ambiguo credo che NON GLI DARO’ PIU IL VOTO, e non farò più una “campagna” per lui in quanto il suo atteggiamento mi ha DELUSO PROFONDAMENTE.
La delusione nasce per aver affrontato in maniera incosciente e poco rispettosa la questione ambientale relativa al ciclo dei rifiuti urbani. La risposta del nostro presidente è stata quella di firmare l’accordo, in qualità di commissario straordinario, (contro il parere del Consiglio di Stato, contro il parere della Provincia, contro il parere del comune di Albano Laziale ed infine contro il parere del settore tecnico della Regione) per la costruzione dell’inceneritore a Roncigliano.
Ora mi domando la Regione, la Provincia, il comune di Albano laziale, VOGLIONO REALMENTE RISOLVERE I PROBLEMI DELLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI con l’inceneritore, oppure sono più interessati al tornaconto politico?
Vogliono realmente creare una filiera sostenibile del rifiuto che sia in armonia con l’ambiente?
Lo sapete che nostra zona SONO ASSENTI I CASSONETTI PER DIFFERENZIARE I RIFIUTI?.
Sono d’accordo con quanto ha scritto Paolo. E’ verissimo non si vuole cambiare strada, ci sono troppi interessi politici. E’ sufficiente uscire dal nostro “bel paese” e ci si accorge che l’ambiente sta sempre al primo posto (pensate che in CORSICA i supermercati non vendono le buste di plastica (hanno solo quelle rigide, tipo Ikea, oppure quelle di carta) mentre noi quando andiamo a far compere ad esempio una batteria da orologio il commerciante ci da una bella busta di plastica
Secondo voi si può andare avanti così?
Ricordo che i CASTELLI sono e saranno la ricchezza di ROMA non soltanto da un punto di vista agricolo-gastronomico ma soprattutto STORICO. Ogni “devastazione ambientale” ricadrà sui castelli ma anche su Roma. Una volta inquinata una località ci vorranno decenni per recuperarla e il prezzo per coloro che ci vivono sarà altissimo e si estenderà a livello nazionale (salute pubblica).
Ricordo altresì che ogni paese dei CASTELLI è ricco d’arte, di storia, cultura, cultura gastronomica.
Ad esempio CASTEL GANDOLFO è la residenza estiva del Papa;
Albano laziale che fin dagli albori della storia è stato un avamposto dell’impero romano (sede della II° REGIONE PARTICA). Abbiamo un ANFITERATO ROMANO, una struttura denominata il CISTERNONE che è stato ed ancora è un invaso costruito dai romani che fornisce acqua al paese;
Per non parlare di ARICCIA. Paesino adagiato sul fianco di un vulcano spento dove sono presenti molti palazzi antichi basta ricordare PALAZZO CHIGI ed antistante la chiesa del BERNINI .
Ora immaginiamo di trovarci sul ponte (veduta mozzafiato), alle spalle avremmo il PARCO DEI CASTELLI ROMANI, a fianco il PALAZZO CHIGI (incantevole dimora estiva della famiglia CHIGI, dove tra l’altro il grande Luchino Visconti girò alcune scene del “gattopardo”) e per un istante immaginare di fronte, in lontananza la canna fumaria in acciaio che espelle i fumi residui (i famigerati particolati) dell’inceneritore.
Siamo sicuri di quello che facciamo? Roncigliano è il sito idoneo?
Mi auguro che il nostro ex presidente faccia una lunga riflessione se realmente ne valga la pena di costruire il diabolico inceneritore nel sito prescelto e nel frattempo inizi CONCRETAMENTE a far funzionare il riciclaggio dei rifiuti.
Sperando che la risposta sia concreta come le varie domande che vi ho posto, vi invio distinti saluti.
Umberto.

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Meno rifiuti? Riduciamoli!

SETTIMANA EUROPEA DELLA RIDUZIONE DEI RIFIUTI
22-30 NOVEMBRE 2008


MENO RIFIUTI ANCHE TU!
SCRIVI IL TUO IMPEGNO PER LA SETTIMANA


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La fregatura degli inceneritori

http://www.educambiente.tv/inceneritore.html

Gli inceneritori, tutti gli inceneritori (compresi quelli che vengono per decenza chiamati termovalorizzatori o gassificatori, ma che sono in realtà solo inceneritori, come afferma anche l'Unione Europea), sono una grandissima fregatura per noi tutti normali cittadini.
Per alcuni, solo per alcuni, sono invece la fonte di una montagna di soldi.

Vediamo alcuni aspetti interessanti.

Le caratteristiche peculiari di un inceneritore restano la combustione, con conseguente rilascio in atmosfera di inquinanti sottilissimi e dannosi alla salute, e la produzione di ceneri di scarto che, è bene ricordarlo, rappresentano in peso il 30% del rifiuto in ingresso bruciato. Ciò significa che comunque, al termine del processo di incenerimento, i rifiuti in entrata vengono eliminati solo per il 70% del loro volume, creando quindi un ulteriore problema, quello dello smaltimento delle ceneri stesse.
Capito? E' una nuova formula da discount: paghi 3 (perché la cosa folle è che in Italia gli inceneritori sono dei privati e non dello stato o degli enti locali e quindi, per bruciare i rifiuti, bisogna anche pagare!) e ti prendi sul muso 1, cioè quel 30% di ceneri altamente inquinanti che nessuno ha la minima idea di come smaltire.
Beh, un'idea ci sarebbe, come per le scorie nucleari: portiamole tutte in Basilicata, che vuoi che sia! (vi ricordate la storia di Scanzano?)

In Italia (gli inceneritori) assorbono il 15% dei rifiuti raccolti, corrispondenti a circa 4 milioni di tonnellate.
In molti paesi, come l'Olanda, è in atto una politica che prevede la progressiva chiusura degli inceneritori, a favore di prevenzione e raccolta differenziata.
In altri, come Finlandia, Grecia e Irlanda, non esistono.

Capito? Gli olandesi gli inceneritori li chiudono, noi fresconi italiani li costruiamo in allegra incoscienza!

Non bisogna dimenticare che gli inceneritori godono di finanziamenti pubblici (i famigerati CIP 6) senza i quali, da un punto di vista economico e finanziario, non avrebbero le risorse per funzionare.
Ma insomma, quante volte dobbiamo pagare per questi cavolo di inceneritori? Perché i soldi dei CIP 6 non li usiamo per la differenziata porta a porta? O per le vere energie rinnovabili, come il sole e il vento? I CIP 6, è bene ribadirlo, sono soldi che tiriamo fuori tutti noi con le bollette elettriche ma poi se li mettono in tasca solo alcuni per bruciare i nostri rifiuti, cosa per la quale dobbiamo pagare ancora una volta...
Basta, è una follia.

Inceneritori? No, grazie.

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CIP 6 agli inceneritori degli "amici degli amici"?

http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=10350

Cip6 agli inceneritori anche nel 2009.
In approvazione l'emendamento del Governo


Prosegue l'anomalia italiana: gli incentivi destinati alle fonti rinnovabili continueranno a finanziare anche l'incenerimento dei rifiuti. Il testo collegato alla Finanziaria prevede una proroga per accedere al Cip6 per tutti gli impianti delle zone a rischio emergenza rifiuti. Un provvedimento voluto in particolar modo per tre inceneritori della Sicilia

Ritorna la scure del finanziamento pubblico agli inceneritori. Con un emendamento al disegno di legge per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese in materia di energia collegato alla Finanziaria, il governo mira a prorogare al 31 dicembre 2009 il termine per concedere l'incentivo Cip6 anche ai termovalorizzatori [che sempre inceneritori sono, ricordiamolo].

In sostanza si protrarrebbe l'anomalia italiana (causa di una procedura d'infrazione a livello comunitario) per la quale vengono riconosciuti gli incentivi non solo alle fonti rinnovabili ma anche all'energia elettrica prodotta dagli impianti di incenerimento dei rifiuti.

Per molti si tratta di un soccorso alla Regione Sicilia che ha in cantiere ben tre impianti. Il testo dell'emendamento è chiaro: le agevolazioni sarebbero riconosciute "agli impianti, costruiti o in costruzione, che si trovano in zone a rischio emergenza rifiuti dichiarata con provvedimento del presidente del consiglio dei ministri". Oltre alla Campania dunque - per cui tra l'altro già il governo Prodi aveva approvato una norma ad hoc per estendere il Cip6 agli inceneritori - a beneficiare di questo incentivo sarebbe proprio la Sicilia.

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Facciamo la differenza: chiudiamo gli inceneritori e iniziamo subito la raccolta porta a porta

http://www.facciamoladifferenza.it/2008/10/30/diamoci-da-fare/#comments

Dal sito Facciamo la differenza della strana coppia Marrazzo/Tozzi riporto il commento di Luca di Cecchina di Albano Laziale.
N.B. è bene sempre ricordare che il presidente/giornalista Marrazzo è diventato popolare grazie a una trasmissione, "Mi manda Rai Tre", in cui si prendevano le difese di cittadini e consumatori!

# Luca scrive:

Presidente Marrazzo,
sono Luca cittadino di Cecchina di Albano Laziale. Vivo sotto il camino del futuro inceneritore da oltre 200.000 tonnellate di Albano Laziale.
Presidente, a me cosa dice? Parla anche a me di differenziata? Perchè non viene qui con la ramazza? Lei che zittiva i bravi con fare deciso ora fa gli interessi di Cerroni.
Perchè invece non racconta a oltre 800.000 persone + Roma dei 4 inceneritori in soli 60 chilometri più due centrali turbogas? Ci spieghi Presidente Marrazzo, sono curioso. Siamo in emergenza da rifiuti ma per costruire un inceneritore occorre del tempo. E intanto l’emergenza? Sa che l’MTB è efficientissimo, costa meno e non causa tumori? Sa, io sono veramente voglioso di riciclare da uomo Sapiens Sapiens, non fare ciò che neppure l’uomo di Neanderthal faceva: bruciare.
Presidente non c’è alcuna Arca di Noè per nessuno, privilegiato o meno che sia, è bene che questo Lei lo sappia… soprattutto in tema di nanopolveri.
Le auguro sagge scelte, sicuramente più oculate e giuste di quelle che sta facendo.
Buon lavoro.
[Lasciato il 31 Ottobre 2008 alle 01:19]

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giovedì 30 ottobre 2008

Comuni a 5 stelle: la differenziata porta a porta fa la differenza!

http://www.beppegrillo.it/2008/10/comuni_a_5_stel_2.html

In Italia ci sono anche comuni virtuosi a cinque stelle che fanno le cose per bene.
Questo di cui si parla è il comune di Colorno in provincia di Parma che, tra le altre cose, ha introdotto l'acqua del sindaco nelle mense.
Leggete cosa dicono della raccolta dei rifiuti porta a porta: sono passati dal 32 al 70% di differenziata in poche settimane!
Sveglia, italiani! Sveglia, comuni del Lazio! Sveglia, Castelli Romani!Sveglia, Marrazzo!

Dopo l'introduzione del sistema di raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti, che ha permesso al Comune di passare dal 32 al 70% di differenziata in poche settimane e di ridurre di circa il 7% la produzione complessiva dei rifiuti, l'amministrazione comunale insiste nell'attivazione di micro-azioni quotidiane che permettono ai cittadini di modificare le proprie abitudini quotidiane riducendo i consumi e vivendo meglio. Pensiamo infatti al progetto "Negozi leggeri" con la vendita dei detersivi sfusi, al bando per l'apertura di un distributore di latte crudo alla spina, al progetto "Riutilizziamo", che permette di recuperare beni ed oggetti altrimenti destinati alla discarica o all'incenerimento.

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CIP 6: un emendamento vergognoso, secondo Legambiente

I CIP6 sono gli incentivi che paghiamo tutti con la bolletta elettrica e che dovrebbero essere destinati alle fonti energetiche rinnovabili: da sempre nell'Italietta da operetta sono destinati per il 90% a ben altro, cioè alle cosiddette energie assimilate, in cui rientrano i rifiuti (cioè gli inceneritori).
In altri termini: paghiamo di tasca nostra per farci trasmettere i tumori e per produrre nanoparticelle e altre porcherie! Verrebbe da ridere, se non fosse tragico.


http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/energia/20081028174134757598.html

ENERGIA: UE; LEGAMBIENTE, SUI CIP6 VERGOGNOSO EMENDAMENTO

(ANSA) - ROMA, 28 OTT - "Il governo ha presentato sui Cip6 un vergognoso emendamento, che ci auguriamo il parlamento non faccia passare". Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, ha commentato cosi' in una nota l'emendamento a firma del governo al ddl sviluppo che sposta alla fine del 2009 la definizione degli impianti in regola per usufruire dei Cip6 (i fondi destinati al finanziamento delle fonti rinnovabili di energia), ammettendo comunque ai finanziamenti e agli incentivi gli impianti impegnati nell'ambito dell'emergenza rifiuti.
"Gli incentivi alle rinnovabili vadano veramente alle fonti pulite - continua Ciafani - basta con questo furto, che gia' ora pesa sulla collettivita' dai 3 ai 4 miliardi di euro ogni anno, prelevati direttamente dalle bollette elettriche. Estendere a qualsiasi impianto che brucia anche i rifiuti non biodegradabili la possibilita' di accedere a questi incentivi e' una palese infrazione alla direttiva europea sulle fonti rinnovabili e alla normativa sulla concorrenza".
Legambiente ha quindi presentato ricorso a Bruxelles contro il Cip6 ai tre inceneritori in Campania, affermando che "non esiteremo ora ad allargare la nostra azione contro tutti quegli impianti che usufruiranno dell'ingiusto guadagno elargito dal governo a spese dei cittadini".

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La trappola del deliver or pay

http://www.verdicastelli.blogspot.com/

Si chiama deliver or pay, la regola secondo la quale la quantità di rifiuti da conferire ad un inceneritore viene fissata d’autorità fin dall’inizio, insieme alla tariffa di conferimento. In questo modo i Comuni, indipendentemente dagli obiettivi di raccolta differenziata conseguiti, sarebbero costretti a pagare comunque il quantitativo di rifiuto indifferenziato eventualmente non conferito all’inceneritore”. È quanto dichiarano in una nota Andrea Tupac Mollica, Coordinatore dei Verdi dei Castelli Romani e Claudio Fiorani, Portavoce dei Verdi di Albano.

“Questo accordo di massima - spiegano Mollica e Fiorani - già siglato per i quattro inceneritori della Sicilia, potrebbe essere introdotto ora per il termovalorizzatore di Acerra. Temiamo che anche nella Regione Lazio qualcuno raccolga le raccomandazioni dell’Abi (Associazione Bancaria Italiana) e promuova questa ennesima truffa per i cittadini. A quel punto - proseguono i due esponenti dei Verdi - ogni politica virtuosa sul ciclo dei rifiuti verrebbe definitivamente sepolta. Nessun Comune sarebbe disposto a fare la raccolta differenziata e a pagare pure il conferimento dei rifiuti all’inceneritore”.

“Tutto ciò - proseguono Mollica e Fiorani - è il preludio alla reintroduzione su scala nazionale del Cip6, il meccanismo truffa che per decenni ha finanziato, con i soldi dei contribuenti italiani, questi impianti onerosi e altamente inquinanti, sottraendoli alle energie rinnovabili. Tra gli impianti che non possono assolutamente rinunciare ai Cip6, pena il loro fallimento economico/finanziario, c’è ovviamente in cima alla lista il gassificatore di Albano”.

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venerdì 24 ottobre 2008

Un quiz (senza premi) sull'inceneritore di Albano

http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliPrimoPiano.aspx?id=5257

Il termovalorizzatore (ribadiamo, sempre di incenritore si tratta, ndb) di Albano? E' una scelta inutile, un impianto che si aggiungerebbe ai tre già esistenti nel Lazio (gli altri sono a San Vittore, Colleferro e Malagrotta) per otto linee di combustione.
Una scelta inutile perché "il quarto impianto non serve, e i numeri lo dimostrano. Tra l'altro anche logisticamente non ci siamo, perché è vicino a molte produzioni agricole, che sarebbero compromesse. Come al solito si fanno gli interessi di certi imprenditori".

Chi lo ha detto?
Proviamo con un giochino:
  1. il rappresentante del Coordinamento contro l'inceneritore di Albano
  2. Beppe Grillo
  3. un'estremista, aspirante terrorista, disfattista
  4. un assessore regionale in carica della regione Lazio
E la risposta esatta è:
la numero 4!
Si tratta dell'assessore al bilancio, Luigi Nieri!

Hai risposto esattamente? Non barare: scrivilo liberamente nei commenti del blog!

Questo è il testo tratto da un articolo di Rivista on Line:

Quanto al termovalorizzatore di Albano è tutto fermo. Con questo salirebbe a quattro il numero degli impianti nel Lazio (gli altri tre sono a San Vittore, Colleferro e Malagrotta) per otto linee di combustione. Una scelta inutile secondo l'assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri: "Il quarto impianto non serve, e i numeri lo dimostrano. Tra l'altro anche logisticamente non ci siamo, perché è vicino a molte produzioni agricole, che sarebbero compromesse. Come al solito si fanno gli interessi di certi imprenditori". Bisogna puntare, quindi, sulla raccolta differenziata, ma su questo ancora non ci sono dati.

Ancora sull'inceneritore di Malagrotta

http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliPrimoPiano.aspx?id=5260

Un articolo molto interessante dal sito Rivista on line.

Il gassificatore di Malagrotta: una bomba inquinante dagli effetti irreversibili
Ambiente ed ecomafia
di Barbara D'Amico - 03/10/2008

E' attivo dallo scorso 4 agosto il nuovo gassificatore di Malagrotta, ma inizierà a funzionare a pieno regime solo il 29 ottobre prossimo, tra le proteste della popolazione dell'XVI Municipio romano e lo sgomento di ricercatori, medici ed ingegneri ambientali. Il giorno dell'attivazione il capo del dipartimento Ambiente del Comune di Roma, Paolo Togni, mostrò ai comitati cittadini e all'amministrazione comunale una scatola contenente le prime scorie prodotte dal gassificatore. I cittadini, che così erano stati informati dell'attivazione dell'impianto, definirono la modalità "insolita e scarsamente democratica". Ma la storia dell'inceneritore ha ben poco di democratico sin dalla sua genesi. Come denunciato da Roberto Torre, presidente del Comitato Ambientale Territoriale di Roma, in un video-denuncia contro l'allargamento della discarica di Malagrotta, l'Ordinanza della Regione Lazio del 25 luglio 2008 ha prorogato la chiusura della discarica - prevista per legge a dicembre di quest'anno - sino a maggio del 2009, consentendo di "accogliere" circa 1 milione e 350 mila tonnellate di rifiuti in più. Eppure la chiusura era stata prevista proprio perché Malagrotta - la discarica più grande d'Europa con i suoi 240 ettari e tra le 4 mila 550 e le 5 mila tonnellate al giorno di rifiuti scaricati nonché 330 tonnellate di fanghi e scarti all'anno - non può sostenere ulteriori carichi di rifiuti: è stracolma. L'unica soluzione, secondo l'amministrazione e il proprietario della società Co.La.Ri. che gestisce Malagrotta, l'imprenditore romano Manlio Cerroni, è bruciarli attraverso la gassificazione.

Ma cos'è la gassificazione? E' un processo di combustione aerobica (in presenza di aria) durante il quale le molecole complesse vengono divise in unità più semplici con l'impiego del calore. È una tecnologia ideata per trattare solo un particolare tipo di rifiuto come il CDR, il combustibile da rifiuto, non i rifiuti indifferenziati della raccolta urbana, che contengono di tutto. Malagrotta, è bene ricordarlo, ospita rifiuti di ogni genere, anche speciali, che forse finirebbero tra le 4.500 tonnellate al giorno di rifiuti provenienti dalla capitale e destinati all'incenerimento. Tuttavia, anche nel caso di semplice stoccaggio, l'Ordinanza numero 14 della Regione Lazio prevede che queste balle speciali vadano a formare una frazione organica stabilizzata (FOS),: quando piove gli inquinanti di questa frazione entrano nella falda contaminando irreparabilmente il suolo. Il gassificatore, inoltre, è stato attivato in violazione di tutti i parametri di legge, nazionali ed europei, sul monitoraggio dei livelli di scorie e diossine prodotte dagli inceneritori. Il sito di Malagrotta, infatti, non è una semplice discarica, ma ospita anche una raffineria, un termodistruttore di rifiuti ospedalieri e numerose cave in attività. E', inoltre il sito di stoccaggio dei rifiuti speciali provenienti dagli aeroporti di Ciampino e Fiumicino. Non a caso è classificato "a rischio di incidente rilevante, soggetto ai vincoli del DL 334/99 - SEVESO II". Ovvero: il rischio di incidente chimico è molto elevato e per questo un'area con simili caratteristiche dovrebbe essere situata ad almeno 50 km da un centro abitato. Malagrotta si trova nel cuore di Roma e un ulteriore impianto di incenerimento è considerato una vera e propria follia. Secondo Paul Connett, professore di chimica presso la St. Lawrence University di New York, un'autorità in materia di effetti delle polveri sottili e della diossina prodotte dagli inceneritori, "Malagrotta è un inno alla stupidità e alla pigrizia umane, nonché al malgoverno". Connett ha più volte messo in guardia dagli effetti collaterali della combustione incontrollata dei rifiuti. Alle stesse autorevoli conclusioni era pervenuto il ricercatore Stefano Montanari, da anni impegnato nella lotta contro i termovalorizzatori. Qualche dato può aiutare a comprendere la grave situazione in cui versa l'area romana.

Le diossine e le polveri sottili (i pm10) sono altamente cancerogeni. Come documentato da Legambiente, in Giappone la normativa ha stabilito che per ogni chilo di rifiuto bruciato, il rilascio totale di diossine nell'ambiente non deve superare la quantità di 5.000 picogrammi (un picogrammo è un milionesimo di grammo). La normativa europea è allineata a questi standard. Dallo studio di altri inceneritori presenti in Italia è stato calcolato che, in media, per ogni chilo di rifiuto bruciato la quantità di diossine supera i diecimila picogrammi. A Roma, in base ai dati ARPA, l'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Lazio, il livello massimo consentito di diossine (50 μg/m3) è stato superato per più di 35 volte tra il 2001 e il 2005, con una concentrazione media di diossine per metro cubo di 40 picogrammi. E' la stessa quantità che si ritrova già nei fumi rilasciati dagli inceneritori. In Italia non esistono, infatti, sistemi legali di filtraggio dei cosiddetti "fumi", cioè la parte gassosa che contiene le scorie nocive. Ma la legislazione italiana non misura in picogrammi: in sostanza non tiene conto di quelle polveri talmente sottili da sfuggire alle unità di misura standard. Il gassificatore di Malagrotta non rispetterebbe, allora, i limiti massimi imposti a livello europeo. L'autorizzazione alla costruzione fu concessa a fronte di una valutazione di impatto ambientale (VIA) condotta nel 2005 ma del tutto anomala da un punto di vista tecnico: l'Ufficio VIA della Regione Lazio, infatti, subordinò il parere ambientale positivo ad una serie di condizioni altrimenti considerate essenziali - dal controllo delle emissioni acustiche alla realizzazione di interventi di mitigazione; dalla presenza di contenitori/serbatoi mobili per stoccaggio scarti con adeguate proprietà di resistenza al controllo continuo/periodico delle emissioni dei camini (Direttiva Comunitaria 368/89); dalle piste interne tali da agevolare i flussi di traffico ai mezzi conferitori che dovrebbero transitare a velocità limitata: condizioni che non sono state rispettate. Eppure, nel documento Thermoselect/ Co.La.Ri. non si parla di sistemi di filtraggio nemmeno dell'azoto dai gas discarico e non si parla di dispositivi specifici per l'abbattimento degli ossidi di azoto - altra sostanza di scarto assieme alla diossina - nemmeno nella pronuncia di compatibilità ambientale dell'ufficio VIA.

I livelli di inquinamento prospettati dai vari studi si sommano ai dati allarmanti divulgati dall'ARPA nel recente Piano di Risanamento della Qualità dell'ARIA. "Il significato di questo stato di cose", si legge nel rapporto, "non è immediato, e richiede indagini approfondite… L'inquinamento atmosferico è causato principalmente dalle emissioni originate dalla combustione di combustibili fossili provenienti dalle fabbriche e dagli impianti per la produzione di energia elettrica, dal trasporto delle merci e dal traffico veicolare, a cui si aggiungono altre fonti diffuse di emissione di inquinanti quali attività agricole e stoccaggio di carburanti e di prodotti petroliferi". Le opzioni prospettate per ridurre al minimo le immissioni inquinanti prevedono l'investimento nel riciclo e nella raccolta differenziata poiché "la mancata attuazione del piano e degli interventi in esso previsti costituirebbe un elemento negativo, in quanto non consentirebbe di raggiungere livelli minimi di qualità". Una vera e propria bomba ad orologeria alle porte di Roma, un gassificatore che frutterà a Cerroni circa 30 milioni di euro all'anno e un rischio incalcolabile per la salute dei cittadini.

Per saperne di più:
il Rapporto dell'ARPA
CAT Roma

Posso offrirti una torta?

http://www.buonsenso.info/


Questa è la "torta" dei nostri rifiuti: un grafico che spiega come sono composti i rifiuti urbani che tutti produciamo nelle nostre case.

Carta e cartone, vetro, plastica, rifiuti organici domestici e verde, metalli, legno ... a ben guardare, la frazione non riciclabile è solo dell'11,5%: tutto il resto potremmo recuperarlo, riciclarlo, differenziarlo.

Invece, secondo gli sciocchi padroni del vapore, tutto questo dobbiamo mandarlo a bruciare negli inceneritori, così qualcuno (sempre amico dei padroni del vapore) può guadagnare con i CIP6.

Allucinante, vero?

Inceneritore di Malagrotta: l'articolo di "Carta"

http://www.carta.org/attachments/cartanews/2008/cartanews081023.pdf

Già che ci siamo, oltre ad avere qualche notizia in più sull'inceneritore di Malagrotta, sosteniamo Carta.

Sicurezza
Malagrotta, l'inceneritore è sotto inchiesta
CartaQui Roma e Lazio

L'inaugurazione della prima linea dell'inceneritore all'interno della discarica di Malagrotta, nel municipio XVI di Roma, era prevista per il prossimo 29 ottobre.
Ma è improbabile che venga rispettata la data, annunciata già a settembre dal proprietario Manlio Cerroni.
[la vicenda la racconta CartaQui in edicola il 24 ottobre 2008].
Infatti, non solo risultano ancora incompleti i lavori sia edili che impiantistici, ma le prove di funzionamento dell'impianto sono state sospese dopo il sopralluogo effettuato l'8 agosto scorso dai vigili del fuoco.

L'ispezione era scaturita dall'incontro dei comitati di Malagrotta e Pisana con il prefetto e il capo dei vigili del fuoco di Roma, ai quali i cittadini avevano denunciato l'inizio delle prove per la messa in funzione del gassificatore, autorizzate dal presidente della Regione Piero Marrazzo nelle ultime ore del suo mandato di commissario per l'emergenza rifiuti. Un'autorizzazione rilasciata evidentemente senza preoccuparsi delle condizioni di sicurezza per i cittadini e i lavoratori dell'impianto, se è vero che i vigili hanno bloccato tutto e hanno chiesto a Cerroni la documentazione relativa all'impianto.

Non bastasse, è di oggi la notizia sia delle ispezioni dei carabinieri del Noe negli impianti di Malagrotta, sia di recenti vertici in procura sul rischio di infiltrazioni mafiose nel ciclo dei rifiuti.

Una buona notizia: inchiesta sull'inceneritore di Malagrotta

http://roma.repubblica.it/dettaglio/Discarica-Malagrotta-inchiesta-gassificatore/1532111?ref=rephp

Malagrotta, inchiesta sul gassificatore
di Marino Bisso

Il gassificatore di Malagrotta (che altro non è se non un inceneritore, ndb) sempre nel mirino della Procura. L´indagine coordinata dal procuratore capo Giovanni Ferrara e dall´aggiunto Achille Toro è stata avviata a seguito di alcuni sopralluoghi effettuati, nelle ultime settimane, dai carabinieri del Nucleo tutela ambientale. E nei prossimi giorni sul registro degli indagati potrebbero già finire i nomi di alcuni responsabili del Consorzio laziale rifiuti.

Gli investigatori hanno ispezionato, dopo alcune segnalazioni presentate da cittadini, il nuovo impianto che dovrebbe essere inaugurato il 29 ottobre e che dovrebbe entrare in funzione già dai primi di gennaio.

Negli stessi giorni a piazzale Clodio si è svolto un vertice sull´emergenza rifiuti e il rischio infiltrazioni della malavita organizzata. Un incontro importante tra il procuratore aggiunto Toro, che coordina i pm del pool ambiente, e il generale Umberto Pinotti, comandate dei carabinieri della tutela ambientale. L´obiettivo: intensificare le misure di prevenzione e repressione di illeciti nel settore dello smaltimento della spazzatura.

Intanto sul fronte dell´inchiesta giudiziaria la Procura ha già disposto l´acquisizione di documentazione circa le opere e le procedure seguite nell´area del gassificatore. I controlli si sono concentrati sul rispetto della normativa antincendio e della legge Seveso soprattutto in relazione alla realizzazione di un mega serbatoio per l´ossigeno necessario al funzionamento dell´impianto. Anche i pompieri hanno chiesto maggiori informazioni. In una lettera al prefetto Carlo Mosca, il dipartimento dei vigili del fuoco ha chiesto nuova documentazione al Consorzio laziale rifiuti. Per migliore l´attività di controllo, i vigili del fuoco hanno richiesto «una dettagliata dichiarazione sulle tipologie di sostanze pericolose presenti e gli esiti di altri procedimenti amministrativi-autorizzativi o di attività di collaudo».

Intanto il Comitato Malagrotta ha inviato un nuovo esposto al Dipartimento Ambiente dell´Unione Europea. «Gli ispettori di Bruxelles ci hanno risposto che effettueranno un sopralluogo sull´area della discarica dove entrerà in produzione l´impianto - spiega Sergio Apollonio, presidente del Comitato - In particolare abbiamo segnalato che il gassificatore è stato costruito all´interno della discarica, cosa probabilmente unica in Europa, e a poca distanza dalla Raffineria di Roma e da altri depositi di gas e di carburante. Ma nonostante l´elevato rischio di disastro ambientale non è mai stato effettuato uno studio preliminare per la valutazione dell´impatto ambientale come anche avanzato dal X dipartimento del comune». E ancora: «Chiediamo da tempo che sia fatto un controllo dell´inquinamento della zona per poi confrontare i valori con la situazione dopo l´entrata in funzione dell´impianto».
Il prossimo 3 novembre dovrebbe terminare, invece, il processo del pm Giuseppe Corasaniti sullo smaltimento illecito di rifiuti tossici e speciali nella discarica di Malagrotta.

Firma la petizione per il reato contro l'ambiente

http://www.uldericopesce.com/petizione_reatoAmbientale/petizione.asp

Ulderico Pesce è un esponente originale di quel filone di teatro sociale e di teatro verità che vede altri due rappresentanti molto conosciuti in Marco Paolini e Ascanio Celestini.
Pesce, lucano purosangue, sta portando in giro per l'Italia lo spettacolo "Asso di Monnezza". Proprio dal lavoro di preparazione di Asso di Monnezza è nata questa petizione per chiedere al governo italiano e al ministro dell'ambiente di inserire nel Codice Penale il reato contro l'ambiente.
Firmate, firmate, firmate e, quando Pesce arriva dalle vostre parti, non perdetevi i suoi spettacoli!

Petizione Reato Ambientale

All'attenzione di :
Al presidente del Consiglio dei Ministri
Al ministro dell’Ambiente

Gentili Amministratori, alla luce di quanto ho scoperto durante lo studio per scrivere il testo teatrale ASSO DI MONNEZZA il traffico illecito dei rifiuti in Italia unito ai cittadini che hanno sottoscritto l’appello che segue
CHIEDIAMO:

-L'inserimento del REATO CONTRO L'AMBIENTE all'interno del Codice penale Italiano affinché venga perseguito, come nel resto d'Europa, con maggiore serietà. Oggi in Italia il danno all'ambiente riguarda solo il Codice civile, e di conseguenza molto spesso, il delinquente che provoca un danno all'ambiente se la cava con una semplice ammenda pecuniaria;

-La cancellazione di qualsivoglia aiuto finanziario governativo per la costruzione di nuovi inceneritori;

-Il divieto di apertura di nuove discariche autorizzate quali quella di Pianura (NA), Caggiano (SA), Vietri di Potenza (PZ) ed altre e la bonifica definitiva di tutte le discariche utilizzate dallo Stato italiano e adesso dismesse quali quella di Giugliano, Pianura e tutte le altre presenti sul territorio nazionale dove sono finiti anche rifiuti chimici industriali nocivi;

-L'elargizione di aiuti economici verso Enti pubblici che vogliono attuare la raccolta differenziata porta a porta;

-La creazione di una Commissione Europea di inchiesta che indaghi sulle responsabilità del mondo politico italiano e delle infiltrazioni malavitose nella gestione del ciclo dei rifiuti in Campania. Nello stesso tempo si chiede di fare luce sulle responsabilità del Commissariato per l'emergenza dei rifiuti in Campania che ha avuto da gestire, in 14 anni, 2 miliardi di euro che, agli occhi di tutti, appare un furto istituzionalizzato visti i pessimi risultati raggiunti. Si chiede altresì che i responsabili dell'inefficienza vengano costretti alle dimissioni e a versare fondi propri a titolo di risarcimento dei danni creati alla collettività e all'ambiente;

-L'elargizione di aiuti economici verso gli Istituti scolastici che attuano Laboratori che mirano a formare una coscienza ambientale negli allievi;

-Aumentare i controlli nelle industrie per frenare lo smaltimento illegale di liquidi nocivi, come spesso appurato dalla Magistratura;

-Aumentare i controlli nelle aziende di compost per l'agricoltura onde evitare che le medesime si prestino a smaltire nei campi agricoli liquidi chimici, come spesso appurato dalla Magistratura.

Ulderico Pesce

A Bracciano (Roma) è partita la raccolta differenziata dei rifiuti "porta a porta"

http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/RIFIUTI-A-BRACCIANO-DAL-15-LA-RACCOLTA-PORTA-A-PORTA/news-dettaglio/3353296

RIFIUTI: A BRACCIANO (ROMA) DAL 15 LA RACCOLTA 'PORTA A PORTA'

"Oggi presentiamo un lavoro e una strategia in cui crediamo fermamente e che abbiamo fortemente voluto: il sistema di raccolta differenziata 'porta a porta'". E' quanto ha dichiarato il sindaco di Bracciano, Giuliano Sala, inaugurando la mostra 'Rifiuti Eccellenti. L'arte del riciclo si mette in mostra'. Un progetto sostenuto dalla Bracciano Ambiente SpA, promosso dall'amministrazione comunale e dalla Provincia di Roma, e curato dall'Associazione Culturale 'Soqquadro' nell'ambito delle azioni di comunicazione legate all'avvio della sperimentazione del 'porta a porta'. "Siamo consci che non sara' un sistema semplice da attuare - ha proseguito Sala - ma e' un'azione strategica necessaria e in linea con i progetti di trattamento a valle dei rifiuti che stiamo portando avanti a Cupinoro". Proprio ieri, infatti, nel corso di una conferenza di servizi alla Regione Lazio e' stato dato il via libera per l'ampliamento di un primo lotto della discarica, necessario a scongiurarne l'esaurimento e a consentire la realizzazione di un impianto di trattamento meccanico-biologico dei rifiuti che sara' al centro di una nuova conferenza di servizi il prossimo 31 ottobre. Un sistema, ideato dalla societa' pubblica Bracciano Ambiente SpA, per trasformare Cupinoro da mero luogo di 'sosta' dei rifiuti a spazio di trasformazione, recupero e riciclo. Ed e' sempre la Bracciano Ambiente SpA a realizzare il piano di raccolta differenziata 'porta a porta' e a renderlo operativo dal 15 ottobre, con il sostegno della Provincia di Roma, che ha finanziato il primo anno di attivita' con un contributo di 473.500 euro. Distribuite a oltre 2.000 famiglie (per un totale di circa 6.000 persone) i kit per la raccolta.

Qualcosa si muove in provincia di Roma: ancora troppo poco, però forse non è troppo tardi per bloccare definitivamente il megainceneritore abusivo (nonché inutile) di Albano Laziale.

Il comune di Casier (Treviso) dice no agli inceneritori

http://www.oggitreviso.it/comune-di-casier-dice-no-agli-inceneritori-10047

IL COMUNE DI CASIER DICE NO AGLI INCENERITORI

Unanime la decisione del Consiglio comunale nel dire noi alla proposta di Unindustria

Unanime, anche il Consiglio comunale di Casier ieri sera si è espresso contro il progetto dei due inceneritori che Unindustria Treviso, tramite della società “Iniziative Ambientali S.r.l.”, ha presentato alla Regione Veneto.

Com’è noto si tratta di un sistema di termovalorizzazione alimentato con rifiuti speciali non pericolosi [quelli pericolosi sono già finiti negli inceneritori e nelle discariche della camorra in Campania, ndr].
L’associazione degli industriali trevigiani prevede la costruzione di due impianti gemelli a Silea di Mogliano Veneto per poter smaltire 250.000 tonnellate/anno di rifiuti speciali ciascuno.

La presa di posizione chiara e netta del Comune di Casier è, in primo luogo, a tutela della salute dei cittadini. “Pur applicando le migliori tecnologie disponibili, il processo di incenerimento dei rifiuti - recita la delibera - comporta l’emissione di ossidi di carbonio, ossidi di azoto e di zolfo, polveri, metalli pesanti, diossine, ovvero di un insieme di sostanze dannose per la salute dei cittadini e per l’ambiente”.

Altro punto su cui si vuole porre l’attenzione è che il progetto contrasta con l’adesione al Protocollo di Kyoto e con l’impegno dell’Unione di Europea di ridurre l’emissione di sostanze inquinanti. Per non parlare, poi, dell’incremento del traffico pesante per il trasporto dei rifiuti e dei residui della combustione che inciderebbe negativamente sul traffico locale, già congestionato, e sulla qualità dell’aria.

“Il progetto di Unindustria si colloca al di fuori da qualsiasi programmazione provinciale e regionale ed è completamente estraneo alle reali esigenze del territorio in quanto, in base ai dati dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente”.

giovedì 23 ottobre 2008

Raccolta differenziata "porta a porta" a Roma: funziona troppo bene, meglio bloccarla!

Perché servono nuovi inceneritori nel Lazio?
Perché qualcuno vuole guadagnarci sopra (e tanto!). Non si spiega altrimenti la paralisi nella diffusione della raccolta differenziata "porta a porta" nella città di Roma e negli altri comuni della regione.

A Roma nel marzo 2007 fu lanciata con la consueta grancassa e circo mediatico vario la raccolta differenziata porta a porta nel quartiere di Colli Aniene, prima, e di Decima e Massimina, poi.
Questi alcuni dei proclami lanciati in quei giorni (oltre un anno e mezzo fa):

Complessivamente, tale servizio coinvolgerà in tre mesi 30 mila cittadini ed entro l'anno (il 2007) sarà riproposto in altre zone della città.
[fonte Assessorato ambiente comune di Roma http://www.assessoratoambiente.it/index.php?option=com_content&task=view&id=430&Itemid=44]

Il 2007 è passato e anche il 2008 volge, per dirla in modo aulico, al tramonto. Novità? Nessuna. Sul sito dell'Ama (l'azienda che gestisce i rifiuti a Roma) si scopre che i quartieri interessati, sempre quelli sono: Colli Aniene, Decima e Massimina.

Beh, ma il problema sarà diverso. Forse la raccolta differenziata porta a porta a Roma non ha funzionato... si sa, i romani, indolenti, e poi devono correre, il traffico...
Niente di più falso!
Sempre dal sito dell'Ama, si scopre che "a pochi mesi dalla sua introduzione, il sistema di raccolta dei rifiuti porta a porta ha già prodotto risultati molto positivi. Nei quartieri di Colli Aniene e Decima si è raggiunta una percentuale di rifiuti raccolti in modo differenziato del 61%."

61%, chiaro! Cioè, ogni tre buste di 'monnezza, due sono completamente recuperate, differenziate, riutilizzate, riciclate, valorizzate davvero e non "termovalorizzate" (cioè incenerite e dirottate nei nostri polmoni).

Domanda: ma se nei tre quartieri la raccolta è stata un successo, perché cavolo non è stata estesa ad altri quartieri, come era stato strombazzato all'inizio? Questioni di pubblicità o di soldi (degli inceneritori)?

Beh, ma forse sono i cittadini a essere scontenti e a non volere la porta a porta... NO! Sempre secondo l'Ama, che non dice fesserie, perché è un ente pubblico serio e ben gestito (!), il gradimento dei cittadini dei quartieri interessati sta tra l'80 ed il 90%: altro che maggioranze bulgare!

Poi scopriamo anche che la "porta a porta" costa di meno, visto che "consente una riduzione della Tariffa Rifiuti 2008 nei quartieri di Colli Aniene, Decima, Massimina, dove il Comune di Roma ha previsto una riduzione del 20% sull’importo annuo della parte variabile della Tariffa Rifiuti."
Ci credo che i 30mila romani di questi quartieri sono contenti: risparmiano!

Ma i benefici non sono solo questi.
Dice l'Ama (che, non dimentichiamolo, è uno dei tre soggetti illuminati che vuole costruire il megainceneritore abusivo di Albano Laziale: come dire, il presidente dell'Alcolisti Anonimi che si mette a regalare gin e grappa all'uscita delle discoteche!), dice l'Ama, che i benefici della "porta a porta" sono anche altri:
  • Facilita il cittadino nel differenziare i rifiuti.
  • Aumenta la quantità dei materiali che possono essere recuperati e avviati al ciclo dei materiali differenziati.
  • Garantisce una migliore qualità dei materiali raccolti e riduce la quantità di rifiuti da smaltire.
  • Migliora il decoro urbano e la pulizia delle strade, valorizzando i quartieri.
  • Attraverso la rimozione dei cassonetti stradali migliora la viabilità e aumenta la disponibilità di posti auto (solo a Decima ne sono stati recuperati 50).
La domanda, allora, è sempre la stessa: perché a Roma e nel Lazio non si impone la raccolta differenziata "porta a porta" dei rifiuti per decreto (visto che c'è un'emergenza reale per i rifiuti)? Marrazzo, Zingaretti, Alemanno, dove siete? Non si riesce a capirlo.

Una proposta: visto che sempre di "Porta a Porta" si tratta, perché non usare una parte dei soldi che servono a Vespa & Co. ad allestire tutte le sere il circo barnum su RaiUno per estendere la raccolta differenziata "porta a porta" in altri quartieri di Roma? Meglio andare a letto un'ora prima tutte le sere piuttosto che morire di tumori e altre malattie causate dagli inceneritori. Che ne pensate?

martedì 21 ottobre 2008

Consigli tra fratelli sul disastro rifiuti e sugli inutili inceneritori

http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/200810201617-eco-rt11204-art.html

CLIMA: FRANCO PRODI, IO CONSIGLIAI COSA FARE A MIO FRATELLO ROMANO...

"La quantita' di rifiuti che ci travolge, con un livello dei consumi sempre altissimo, ha bisogno di essere governata innanzitutto con i nostri comportamenti. Se non facciamo la raccolta differenziata, in tutte le nostre case, l'onda lunga dell'immondizia ci sommergera', il disastro dei rifiuti diventera' irreversibile - aggiunge (Franco Podi) - e non ci sara' termovalorizzatore al mondo che potra' impedirlo."
Franco Prodi è direttore dell'Istituto di Scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr: non proprio l'ultimo sprovveduto!

(AGI) - Roma, 20 ott. - "Quando Romano era a palazzo Chigi, durante una delle tante emergenze rifiuti a Napoli, gli dissi: 'Vai in tv, come capo del governo, con una padella in mano, e spiega a tutti gli italiani, non solo ai napoletani, che cosa dobbiamo fare con la spazzatura, ogni giorno, nelle nostre case..": e' il racconto del professore Franco Prodi, il piu' piccolo dei fratelli dell'ex presidente del Consiglio, contenuto nel libro "Non sprecare" di Antonio Galdo (Einaudi), da oggi in libreria. Franco Prodi, direttore dell'Istituto di Scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr, spiega che "e' diventato urgente, per l'uomo contemporaneo, trovare un nuovo modello di sviluppo, piu' equilibrato e meno sprecone di quello attuale.
La quantita' di rifiuti che ci travolge, con un livello dei consumi sempre altissimo, ha bisogno di essere governata innanzitutto con i nostri comportamenti. Se non facciamo la raccolta differenziata, in tutte le nostre case, l'onda lunga dell'immondizia ci sommergera', il disastro dei rifiuti diventera' irreversibile - aggiunge - e non ci sara' termovalorizzatore al mondo che potra' impedirlo.
Ecco perche' diedi quel consiglio a Romano..".(AGI)

Abruzzo: per il candidato alla regione Costantini non servono inceneritori

http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=17304

Costantini (IdV) a Sulmona: «L’Abruzzo non ha bisogno di nessun inceneritore»

SULMONA. Nessun inceneritore, meno sprechi e più efficienza delle risorse disponibili. Carlo Costantini, al momento l’unico candidato certo alle prossime elezioni regionali, detta la ricetta da seguire per lo sviluppo della Valle Peligna.

Lo ha fatto in un incontro-dibattito tenutosi ieri sera nella Comunità Peligna, dal titolo “Quale futuro per la valle Peligna, le industrie insalubri o uno sviluppo ecocompatibile”, organizzato dalla responsabile cittadina dell’IdV, Anita Zinni. Tema caldissimo per il comprensorio peligno, terra minata per progetti di insediamenti ad impatto ambientale diventati il nemico numero uno per cittadini e comitati di salvaguardia e tutela del territorio.
«E’ un dibattito per cercare di resistere ad un’idea folle, quella dell’incenerimento, della combustione del rifiuto. Noi in Abruzzo non abbiamo bisogno di inceneritori- ci ha detto il candidato IdV poco prima dell’incontro- abbiamo soltanto bisogno di mettere in campo volontà, cultura, consapevolezza del fatto che il rifiuto può rappresentare una risorsa».
Poi, campo aperto sulla competizione elettorale, dove la partita sembra destinata a chiarirsi in queste ore. Idee chiare quelle di Costantini, da una parte e dall’altra: «A me pesa essere l’unico candidato certo, perché non riesco a confrontarmi con nessuno e non vedo l’ora che in qualche modo esca qualcun altro. Questo tradisce la debolezza dei partiti che si chiudono nelle stanze del potere, nelle botteghe, negli accordi, negli accordicchi- ha detto il dipietrista. Una liturgia che i cittadini non vogliono, che si aspettavano una presa d’atto da parte della politica di quello che si è combinato. Cosa che non c’è ancora né nel centrodestra, né nel centrosinistra».
Una bacchettata sia al Pd che al PdL, entrambi colpevoli di quel disastro, ha rimarcato Costantini, da cui l’Abruzzo si sarebbe aspettato uno scatto d’orgoglio. Bacchettata che sembra una chiusura al Pd, a meno che di ulteriori sviluppi.
Poi, qualche parola anche sul futuro di rappresentanza di Sulmona nel quadro politico che si sta aprendo. «Sulmona ha una posizione strategica. La Valle Peligna apre le porte a due parchi che sono tra i più belli d’Italia e più raggiungibili da un bacino turistico che supera i 10milioni di persone. Credo che ci siano tutte le basi per rimettere in campo un rilancio dell’economia che passi per la promozione turistica. La Regione è piena di soldi per la formazione professionale e alle aziende. Il problema è che nessuno s’è accorto di come sono stati spesi questi soldi».
Insomma, meno sprechi e più efficienza delle risorse disponibili.
Angela Di Giorgio
15/10/2008

Il primo comune italiano a rifiuti ZERO

http://www.pressante.com/video.html?task=videodirectlink&id=6

Si tratta del comune di Capannori (Lucca), 44.000 abitanti, la prima città italiana ad aver adottato la strategia RIFIUTI ZERO, il riciclo totale dei suoi rifiuti entro il 2020.
Guarda l'intervista all'assessore all'ambiente, Alessio Ciacci.


Le alternative (intelligenti) agli inceneritori

www.beppegrillo.it

Inceneritori, perché no

1. L’incenerimento dei rifiuti li trasforma in nanoparticelle tossiche e diossine

2. L’incenerimento necessita di sostanze come acqua, calce, bicarbonato che aumentano la massa iniziale dei rifiuti

3. Da una tonnellata di rifiuti vengono prodotti fumi e 300 kg di ceneri solide e altre sostanze.
- le ceneri solide vanno smaltite per legge in una discarica per rifiuti tossici nocivi, rifiuti estremamente più pericolosi delle vecchie discariche
- i fumi contengono 30 kg di ceneri volanti cancerogene, 25 kg di gesso
- l’incenerimento produce 650 kg di acque inquinate da depurare

4. Le micro polveri (pm 2 fino a pm 0,1) derivanti dall’incenerimento se inalate dai polmoni giungono al sangue in 60 secondi e in ogni altro organo in 60 minuti

5. Le patologie derivanti dall’inalazione sono: cancro, malformazioni fetali, Parkinson, Alzheimer, infarto e ictus.
Lo comprovano migliaia di lavori scientifici.

6. Gli inceneritori, detti anche termovalorizzatori, sono stati finanziati con il 7% della bolletta dell’Enel associandoli alle energie rinnovabili insieme ai rifiuti delle raffinerie di petrolio al carbone.
Senza tale tassa sarebbero antieconomici.
Nell’ultima Finanziaria è stato accordato il finanziamento, ma solo agli inceneritori già costruiti

7. In Italia ci sono 51 inceneritori, sarebbe opportuno disporre di centraline che analizzino la concentrazione di micropolveri per ognuno di essi, insieme all’aumento delle malattie derivate sul territorio nel lungo periodo.

8. I petrolieri, i costruttori di inceneritori e i partiti finanziati alla luce del sole da queste realtà economiche sono gli unici beneficiari dell’incenerimento dei rifiuti


Riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riciclaggio e bioessicazione

1. Riduzione dei rifiuti (Berlino, per fare un esempio, ha ridotto in sei mesi i rifiuti del 50%)

2. Raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale

3. Riciclo di quanto raccolto in modo differenziato

4. Quanto rimane di rifiuti dopo l’attuazione dei primi tre punti va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla con impianti di bioessicazione

5. In termini economici non conviene bruciare in presenza di una raccolta differenziata perché:
- il legno può essere venduto alle aziende per farne truciolato
- il riciclaggio della carta rende più dell’energia che se ne può ricavare
- il riciclaggio della plastica è conveniente. Occorrono 2/3 kg di petrolio per fare un kg di plastica

6. La raccolta differenziata può arrivare al 70% dei rifiuti, il 30% rimanente può ridursi al 15-20% dopo la bioessicazione.
Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione ed impatti ambientali sanitari.

Se nel settore dei rifiuti non ci fossero le attuali realtà, per legge, di monopoli privati a totalità di capitale pubblico, ma una reale liberalizzazione del mercato, la concorrenza tra le aziende avverrebbe sulla capacità di recupero e l’incenerimento sarebbe superato.

[http://www.beppegrillo.it/immagini/immagini/Le_alternative_agli_inceneritori.pdf]

In corteo contro il mega-inceneritore della regione Lazio

http://www.ilmanifesto.it/argomenti-settimana/articolo_ce06d4498906c7b6fb35187d8935e82c.html

In corteo contro il mega-inceneritore della regione Lazio

I cittadini di Albano, alle porte di Roma, protestano contro l'impianto: «È inutile e dannoso»

[il manifesto del 19 ottobre 2008] Andrea Palladino - ALBANO (ROMA)

Un futuro nero si prepara per la regione Lazio, che ha appena approvato la costruzione di uno degli inceneritori più grandi d'Italia. Lo chiamano gassificatore, lo costruirà un consorzio tra Acea, Ama e la Pontinia Ambiente dell'avvocato dei rifiuti Manlio Cerroni, mentre la procedura per l'approvazione è avvenuta nei corridoi della presidenza della Regione Lazio in silenzio, evitando troppo rumore. Ad Albano Laziale - a pochi chilometri dal raccordo anulare - però troppo silenzio i cittadini non lo vogliono. Una manifestazione preparata da due mesi è arrivata al momento più opportuno, due giorni dopo l'annuncio del presidente Marrazzo, che - forse messo alle strette da chi ha mano il futuro economico della Regione - ha annunciato la firma dell'autorizzazione per la costruzione del mega inceneritore alle porte di Roma.
Nella città dei Castelli romani hanno sfilato ieri per due ore i tanti cittadini che da mesi si battono contro il progetto. «Abbiamo un'aria già carica d'inquinanti, una discarica a ridosso della città, non possiamo accettare altri impianti che solo aggraveranno la situazione», racconta il coordinamento «No inc», che riunisce la sinistra e gran parte dell'ambientalismo dei Castelli romani.
L'inceneritore, oltre ad essere dannoso, è in sostanza inutile. Oggi i tre impianti esistenti nel Lazio - Colleferro, San Vittore e quello in via di apertura di Malagrotta - sono in grado di accogliere abbondantemente il combustibile da rifiuti prodotto nella regione. Le 185.000 tonnellate di Cdr prodotto ogni anno potrebbero essere facilmente smaltite nell'impianto del consorzio Gaia di Colleferro, che ha un potenziale di 260.000 tonnellate l'anno. In realtà la costruzione di nuovi inceneritori si spiega con l'ipotesi - sempre più probabile - di destinare agli impianti del Lazio i rifiuti prodotti da altre regioni, ecoballe napoletane incluse.
La stessa procedura di approvazione dell'impianto di Albano è perlomeno sospetta. Ad aprile la valutazione d'impatto ambientale era stata negativa. Nei giorni delle elezioni fu il presidente Marrazzo a sospendere l'iter del progetto, che stava andando incontro ad una bocciatura. In pochi giorni il consorzio guidato dalla coppia romana Acea-Ama presentava ulteriori documenti, mai resi pubblici. Nel silenzio estivo la valutazione negativa si trasformava in una approvazione, che sta creando non pochi malumori nella giunta guidata da Marrazzo. «Ci dovrà essere un vero confronto all'interno della maggioranza», ha spiegato Filiberto Zaratti, assessore regionale all'ambiente dei Verdi, presente alla manifestazione di ieri ad Albano contro l'impianto. Un confronto - quello sulle tematiche ambientali - forse rimandato per troppo tempo.